Mensile di cultura, Milano - Marzo 1990
Èstata la Vic del Tempo delle mele, due volte, ed ha conquistato il mondo. Ma il ruolo dell’eterna vergine le andava stretto. Si è messa anima e corpo nelle mani di Andrzej Zulawski, che l’ha spogliata di ogni pudore. I francesi l’hanno vista nuda e l’hanno rinnegata. Per farsi perdonare Sophie Marceau (23 anni) è tornata a fare la mela. Ora può permettersi quel che vuole. E volerà in America
Questa è una favola del nostro tempo. E le favole nel nostro tempo finiscono spogliate. La pornografia ha mandato Biancaneve a letto coi nani e Blake Edwards in
Sob ha mostrato le tette di Mary Poppins. Grandi risate, però si continua a rivedere Mary Poppins e si è un
po’dimenticato Sob. Anche Biancaneve è sempre un hit, e non ne vuole sapere di finire in cassetta. Mentre la pornografia è ormai tutta in cassetta. Anche la nostra favola ha fatto il suo giro ed è tornata all’inizio.
All’inizio c’era una mela.
Corre l’anno 1979 e una tranquilla ragazzina del ceto medio parigino, tale Sophie Marceau, nata il 17 novembre 1966, ha problemi di mance settimanali e di risparmi per fare le vacanze. La mamma è commessa ai grandi magazzini Parisiens, papà è autista di camion. Il fratello Sylvain lavora alla Renault, aspira a correre come collaudatore. Sophie è caruccia. Ci prova con un’agenzia di minimodelle. Qualche castissimo provino. Una su cinquemila, ovvero: tra cinquemi!a inconsce partecipanti, il regista Claude Pinoteau sceglie proprio la foto di Sophìe. Bum, anzi
La boum, più conosciuto da noi come Il tempo delle mele. Riprese tutte perbene, a partire dal 17 luglio 1980 fino all’inizio della scuola: Sophie non perde neanche una lezione. E per tutte le vacanze recita una storia ambientata tra aule scolastiche, flirtini, sorelline minori rompiscatole, scherzetti liceali, amorazzi e balli lenti. La colonna sonora è un lento di Richard Sanderson
(Reality), che è diventato il background di tutti gli adolescenti dell’epoca.

Film furbissimo, con tutti i luoghi comuni del genere, trattato alla latina, con spruzzi di sentimenti adulti (la mamma nel film è la Brigitte Fossey attrice bambina di
Giochi proibiti) e qualche trovata birichina, come la nonna arzilla che guida la nipote sulle vie dell’amore.
Successo mondiale. Anche troppo. Sophie Marceau da quel momento ha stampata in fronte, in rosa, la parola Vic. E chi gliela toglie più? Replay a quindici anni e mezzo,
Il tempo delle mele 2, formula inalterata, i bimbi crescono, le mamme evolvono, i papà hanno storie innocue con profumiere e, anche senza essere dei cinici perversi accaniti, non si può rimanere insensibili di fronte al vero perno portante della storia: Vic resterà vergine fino al
Tempo delle mele 3? Perché Sophie, insomma, si trasforma e non cede, non cede (grandissima furbata, la verginità seriale...).
Però anche la signorina Marceau si trasforma e in effetti non ne può più. La ricchezza, va bene, la popolarità, pure, c’è il fastidio di rispondere alle lettere per Vic, la gente che la chiama Vic, i ragazzini che si innamorano di Vic. Silenzio. Le favole insegnano che dove c’è una bella c’è una bestia in agguato: il piacere è tutto lì. La bestia in questione è il regista Andrzej Zulawski, che ha appena fatto fare a Isabelle Adjani l’amore con l’aria, o con una bestia orrenda a scelta, in
Possession. La Marceau ha compiuto diciotto anni: recita per Zulawski. La mela è sbocciata, ma i giornali fulminati dalla visione del film scrivono «La mela è
sbucciata», perché Sophie recita nuda e soprattutto la parte della donna più che perduta.
Il film si intitola L’amore balordo, ed è una più che balorda riedizione molto libera dell’Idiota di Dostoievskj. Il corpo c’è, eccome, senza risparmio, ma Sophie non è nel corpo. Di quel tempo lei dice semplicemente: «Nelle mani di Zulawski sono pasta da plasmare». Nelle scene più audaci anche i più inveterati erotomani sbadigliano e rimpiangono quando la mela era tentata a piccoli morsi. Sophie insiste a voler schizzare fango sulla favola: Police di Maurice Pialat. Pialat non lesinerà sugli aggettivi dequalificativi. Sophie, che intanto vive in turbinosa relazione col suo mentore Zulawski insiste: un film di Francis Girod, titolo tutto un programma:
Discesa agli inferi. Sempre più nuda. Poi ci sono le pose per Photos.

La Francia protesta. I lolitisti si voltano disgustati. Gli adolescenti non si sa, ma sui loro giornali la «mela» è ormai off-limits. Tentativo di recupero:
Les chouans di Philippe De Broca. Sophie si divide, al tempo della Rivoluzione Francese, tra due adolescenti: uno rivoluzionario, uno realista. Sono film che vanno adesso in tv: i francesi fingono che li abbia girati un’altra. La favola è finita, cioè torna al punto di partenza: Sophie diventa Valentine,
L‘étudiante, universitaria in amore con un musicista bohémien. Il regista è ancora Pinoteau e la distribuzione italiana titola furbescamente il film
Il tempo delle mele 3.
Ci sono curiose vendette della Storia: nei primi anni Settanta in Italia un bel fumetto della Nidasio raccontava profetiche avventure di Valentina mela verde! E con
L’étudiante la mela è diventata Valentine. Un grande successo?
Più che altro un passaporto. Fa dimenticare un’altra prova opaca, quella di Fort Saganne accanto a Depardieu e permette a Sophie di continuare a lavorare senza scandalo in un altro scandaloso film di Zulawski, tratto da un bestseller di Raphaelle Billetdoux,
Mes nuits sont plus belles que vos jours (Le mie notti sono meglio dei vostri giorni) storia di una commessa di supermarket che finisce a lavorare in un lustrosissimo casino.
Tutto è bene quel che finisce bene; purché la mela continui i suoi studi si tollera anche la sua scandalosa convivenza col regista padre e amante e plasmatore (di pasta). Ora la signorina Marceau può dire nelle interviste che vive sola, a due, con Zulawski, può fare qualche affermazione orecchiando anche lo zen, mette a suo agio gli intervistatori, che iniziano i pezzi con brividi di contenuto erotismo: «Le interviste con le vedette iniziano sempre come il primo rapporto sessuale tra persone con non si conoscono» (Philippe Romon,
Cosmopolitan).
Forse la favola è finita e comincia il cinema. Nel futuro di Sophie Marceau c’è
Pacific Palissades, primo lungometraggio del «clipman» Bernard Schmitt dal romanzo della ventiduenne Marion Vernoux. Il «Pacific Palissades» del titolo è un ristorante di Parigi ai cui tavoli la Marceau serve fino al giorno in cui non prende il volo per gli Stati Uniti. In omaggio alla politica dei piccoli passi Sophie l’ha definito un mix tra
Gazzosa alla menia e Bagdad Cafe.
A scopo evidentemente propiziatorio, durante i sopralluoghi negli Usa l’ex mela ha pregato sulla tomba di Marilyn Monroe.
Se a voi le favole piace viverle, ebbene fatevi sotto: nell’ultimo numero di Première-Francia è apparso questo annuncio: «Il regista del
Tempo delle mele Claude Pinoteau cerca per il suo prossimo film due adolescenti tra i diciassette e i venti anni. Devono essere sportivi e avere fascino. Se vi riconoscete nel ritratto scrivete esclusivamente a: Françoise Menidrey, Gaumont-International, 13, rue Madeleine-Michelis, 92200 Neuilly. Allegate foto e infomazioni».
Marco Bacci, foto di Andrew Cordian